Lleyton Hewitt: l’arroganza di Rusty

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Tutti noi da bambini abbiamo avuto qualche piccolo difetto, quel difettuccio che ci ha sempre contraddistinto. Chi era troppo timido, chi al contrario parlava troppo, chi ancora voleva fare tutto da solo. Diventando adulti si migliora e pian piano i vizi si perdono, ma spesso quello che ci contraddistingue è riuscire a restare bambini, e come si fa? Semplice, basta coltivare quello che da piccolo era un difetto e trasformarlo nel proprio biglietto da visita.

Perché vi raccontiamo questa storia? Il perché è riassumibile in un match di tennis, giocato questa mattina o sera austrliana se preferite, in quel di Melbourne. Sulla Rod Laver Arena ospite di tanti match leggendari che assegnavano il titolo, ma per una sera soltanto giusto palcoscenico per un tennista che dentro si sente ancora bambino, il piccolo Rusty che saluta il tennis davanti al suo pubblico.

Lleyton Hewitt, che stiamo definendo bambino, ha realmente sin da piccolo impressionato tutti. E’ dello stesso anno di Roger Federer, ma l’australiano si è fatto conoscere da molto prima. Nel 2001 ad appena 20 anni conquistava la vetta del ranking, il più giovane dell’era open ad issarsi così in alto e così velocemente.

 

Il cambio di millennio dobbiamo dirlo ha visto molti nuovi nomi ai piani alti del tennis mondiale e anche nuovi stili di gioco. Ovviamente non diciamo che Hewitt si sia ritrovato lì e sia stato fortunato, noi diciamo che lui si è fatto trovare pronto e ci ha messo del suo. Il difetto di Hewitt? Essere arrogante. Credersi migliore di tutti, credere di poter fare tutto e che tutto dipendesse dalle sue sole forze. Vedete come un suo difetto di gioventù…puf, si trasforma nella sua carta vincente. Il suo carattere, per alcuni scontroso e antipatico, diventa una sorta di sicurezza per lui e qualcosa di cui aver timore per gli avversari. I continui “c’mon!” urlati in faccia agli avversari magari su errori e quella sua posa strana, il suo segno distintivo, il Vicht. Questo aspetto viene fuori ancora di più quando si impegna per la propria nazione, dal 1999 al 2003, l’Australia con lui in campo vincerà 2 edizioni della Coppa del mondo di tennis e raggiungerà altrettante finali nell’arco di cinque anni.

Chissà se prima della finale dello Us Open nel 2001 gli abbiano detto “no non puoi battere Sampras sui suoi campi”. Gliel’hanno detto, in molti lo avranno pensato, persino lui stesso? Fatto sta che lui è arrogante, non vuole che nessuno gli dica cosa fare e come quindi lui al “più forte” Sampras ovviamente lo batte e conquista lo Us Open. Forse qualche mese dopo gli avranno fatto notare che non c’è mai stato un ventenne al numero uno del mondo e lui a fine anno è lassù che guarda tutti dall’alto.

Arroganza si, ma anche un nuovo modo di giocare. Eravamo abituati al bello stile del serve&volley, agli attaccanti che prendono la rete e la difendono. Rusty è uno dei primi a giocare con successo il rovescio coperto a due mani e a piazzarsi a fondo – attenzione al contrario dei giovani di oggi lui le voleé le sa giocare e anche bene, ma predilige questo stile – colpi potenti, ma soprattutto precisi. Restano nelle videoteche i suoi lob liftati piazzati con precisione chirurgica. Arriviamo a luglio 2002, erba, Wimbledon, nessuno con un gioco del genere può aver vita facile sui prati, ancora una volta Rusty smentisce tutti e conquista il suo secondo slam a Wimbledon, ha ancora 21 anni e detiene tutti i record della squadra australiana di Coppa Davis.

Gli anni che seguono non sono benigni con lui, primo perché gli mettono accanto uno dei giocatori più forti di sempre; secondo perché la sua carriera è spesso interrotta da infortuni, il più delle volte all’anca. Rusty però è cocciuto non si dà per vinto, torna sempre e cerca sempre di mantenere il suo gioco ai livelli più alti.

Vederlo ancora in campo all’Australian Open 2016, al primo turno contro Duckworth, ha fatto venire il dubbio. Ma chi è il giovane australiano che ha voglia di giocare, vincere e presentarsi al mondo del tennis? Perché a noi è parso essere quello la cui cartà d’indentità indicava 34 anni, anche se ci sembrava ancora un bambino arrogante che correva dietro una pallina per dimostrare a chissà chi di essere il più bravo.

Grazie Rusty, ad averne come te.

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Simone Milioti

Simone Milioti

Vivo a Roma, ma sono nato in provincia di Messina dove ho concluso i miei studi nell'ambito della comunicazione. Il mio primo amore è stato Roger Federer, da lì in poi la mia passione si è allargata al ciclismo grazie al mio concittadino Vincenzo Nibali e ad altri sport. Le Olimpiadi per me sono un'orgia sportiva. Oltre a scrivere e dirigere LoSportOnline ho anche partecipato alla fondazione di Blog34 (piazza virtuale studentesca di Messina, di cui vado molto fiero) e collaborato con OkCalciomercato, curando la rubrica "The Italian Job".

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