Froome e la doppietta Tour-Vuelta dopo 39 anni

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Si è dovuto aspettare per circa una quarantina di anni prima che un corridore riuscisse a fare la doppietta Tour de France-Vuelta a Espana. L’ultimo a riuscirci fu Bernard Hinault nel 1978.

L’impresa è riuscita quest’anno a Chris Froome che dunque finalmente riesce a vincere un grande giro anche fuori dall’amata Francia. Dopo esserci andato vicino parecchie volte nell’ultimo quinquennio con tre secondi posti e un quarto posto tra il 2011 e il 2016, il capitano del Team Sky ha finalmente portato la Roja a Madrid. Ora per completare la “Triple Crown” e per entrare definitivamente nel regno degli immortali al britannico manca la vittoria nel bel paese ed è per questo, forse, che si fanno insistenti le voci che lo vorrebbero al via del Giro d’Italia dell’edizione 2018.

Sembrerà strano, ma Froome ha centrato la doppietta in una delle sue stagioni meno brillanti, mai ha avuto picchi di forma stratosferica che lo rendessero imbattibile agli avversari, ma proprio per questo è riuscito a tenere un rendimento medio/alto più a lungo termine che gli ha permesso di tenere a bada gli avversari più pericolosi sia in Francia che in Spagna. In alcuni fasi della corsa nella penisola iberica il capitano del Team Sky ha dato addirittura l’impressione di essere più pimpante che in Francia e la cronometro di 40 km di Logrones gli ha dato ulteriori vantaggi rispetto al percorso del Tour.
Anche alla Vuelta come in Francia ha dimostrato di non essere invulnerabile, ma grazie ad un supporto straordinario del suo team, uno squadrone la cui compattezza ha pochi precedenti, i rischi che ha corso sono stati veramente pochi e la giornata negativa salendo a Los Machucos all’indomani della cronometro nell’ultima settimana è stata gestita con molta tranquillità e lucidità dal campione inglese.

E’ probabile che uno dei fattori che gli hanno permesso di doppiare in Spagna la vittoria francese stia anche negli alti e bassi che hanno avuto i suoi avversari più pericolosi.

Alberto Contador ad esempio è uscito alla grande nell’ultima settimana, ma prima aveva perso il treno giusto perdendo 3 minuti ad Andorra.

Vincenzo Nibali si è sempre difeso dignitosamente e quando ha potuto ha attaccato, ma gli scatti in salita sono sempre sembrati telefonati e quasi mai supportati da altri. La squadra poi è quella che è, e a parte un monumentale Pellizzotti ha ottenuto poco o nulla dagli altri.  L’illusione di poter trionfare a Madrid è durata la giornata di Los Machucos appunto, quando per la prima e unica volta è riuscito a guadagnare qualcosa di tangibile su Froome, forse ancora alle prese con lo sforzo della crono del giorno prima. Ma sullo strappo finale di Santo Toribio l’indomani, lo squalo ha praticamente ceduto più della metà di quanto aveva faticosamente guadagnato sul britannico il giorno prima e sull’Angliru il sabato prima di Madrid non ha potuto far altro che difendersi a causa anche di una caduta che gli è costata una microfrattura ad una costola.

Fabio Aru, complici forse anche le guerre intestine dentro l’Astana ha corso una Vuelta sufficiente, ma non è mai stato in corsa per la vittoria finale e negli ultimi 24 mesi da quando trionfò a Madrid nel settembre del 2015, vicissitudini fisiche a parte, sembra aver progredito molto poco rispetto a quanto ci si aspettasse.

Quintana poi causa una programmazione folle in Spagna manco si è presentato a difendere il titolo dell’anno scorso.

Doumulin dopo il trionfo al Giro è sparito dalla circolazione e i vari Kelderman, Lopez e Barguil non sembrano al momento in grado di aspirare a qualcosa in più che ad un posto sul podio dei grandi giri.

Con questa concorrenza e soprattutto con lo squadrone che lo attornia, Froome ha portato a casa il quinto grande Giro della sua carriera collezionando il nono podio in totale. All’alba dei 33 anni il capitano del Team Sky ha probabilmente ancora a disposizione due/tre stagioni per cercare nuovi stimoli e centrare nuovi traguardi. La “Triple Crown” potrebbe essere uno di questi, ma probabilmente l’obiettivo principale della parte finale della sua carriera sarà il pokerissimo al Tour de France che lo farebbe sedere in vetta al mondo in compagnia dei grandissimi di questo sport come Hinault, Anquetil, Merckx e Indurain unici ad avere vinto per 5 volte la Grand Boucle

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