#Vuelta17 | Da 0 a 10 – ci mancherà Contador, Orica e Astana bocciate

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A Madrid si è conclusa la Vuelta con la vittoria di Christopher Froome che entra nel club ristretto composto solo da Anquetil e Hinault, corridori capaci di vincere Tour+Vuelta nella stessa stagione, davanti al pur bravo Vincenzo Nibali, uomo da 10 podi nei Grandi Giri , e al russo, ormai certezza, Ilnur Zakarin. Ma tutta l’attenzione è stata riposta all’ultima corsa in carriera di Alberto Contador, e che corsa. Senza dimenticare la maglia a Pois vinta da Davide Villella e Matteo Trentin grande protagonista e ad un passo dalla maglia verde, vinta da Froome volutamente a Madrid. Vediamo le nostre pagelle, come sempre da zero a dieci.

10 Alberto Contador. Tributo alla monumentale carriera del Pistolero. Prima della corsa annuncia che sarà l’ultima danza sui pedali e la fa in maniera spettacolare, attaccando tutti i giorni anche sui cavalcavia per dare spettacolo e divertirsi. Peccato per quella terza maledetta tappa, senza ciò la corsa poteva prendere un’altra piega ma non demorde, risale in classifica fino ad un grande Quinto posto finale a 20″ dal podio, con il punto esclamativo sull’Angrilu dove ci lascia con la sua ultima sparata alla sua ultima salita in carriera. Quale miglior conclusione di una favola immensa, con nove (o sette, come preferite) grandi giri in carriera e la tripla corona (come lui soltanto Hinault, Anquetil, Gimondi, Merckx e Nibali). Grazie Pistolero, ci hai fatto innamorare del ciclismo!

9 Christopher Froome. Offuscato dall’ingombrante presenza di Alberto Contador, non dimentichiamo che questo signore ha vinto la Vuelta dopo aver trionfato al Tour, centrando la mitica accoppiata riuscita a pochissimi e soprattutto molto difficile di questi tempi moderni. Ma Froome ci è riuscito e lo ha fatto grazie ad una preparazione oculata e soprattutto, cosa molto importante, la squadra, sia al Tour che alla Vuelta, che ha permesso di tenere chiusa la corsa e di proteggere il Keniano Bianco, che ha evitato di mostrare le lacune. I pochi giorni “no” di Froome, infatti, sono stati limitati dal Team Sky (che bravo Gianni Moscon!) e approfittati tardi e male dai rivali. Ora, caro Chris, non puoi più snobbare il Giro….

8 Matteo Trentin. Quattro fantastiche vittorie di tappa non sono bastate per centrare la maglia verde, rimasta sulle spalle di Chris Froome (egoista, ma non ha infranto nessun regolamento). Ma ciò non toglie una Vuelta spettacolare per il nostro corridore che se libero da compiti di gregariato sa dire la sua in prima persona. Vero, non c’erano velocisti di primo piano, ma chi è assente ha sempre torto. E ora Davide Cassani cosa farà ai Mondiali?

7 Vincenzo Nibali. Decimo podio in un grande giro (con quattro vittorie) denota una grandissima continuità e costanza da parte del siciliano che però pare aver perso brillantezza se paragoniamo al 2013 o 2014. Come prevedibile, concede qualcosa nella prima settimana con gli strappi duri (seppur vincendo magistralmente ad Andorra) per poi venire fuori nelle salite lunghe ma così facendo diventa difficile battere Froome e il Team Sky che avevano già un buon vantaggio. Se poi corriamo praticamente senza squadra, ad esclusione di un monumentale Franco Pellizotti, diventa quasi una mission impossibile. In più è anche sfortunato nell’ultima tappa dove però corre con razionalità e centra un podio meritato. Ma per battere Froome, ci vuole qualcosa di più….quel qualcosa che indica il Nibali visto al Giro 2013 o al Tour 2014.

6 Miguel Angel Lopez. In questa Vuelta scopriamo un nuovo colombiano (manco a dirlo). Lopez si era già fatto notare nelle varie brevi corse a tappe, ma questo era il primo test vero in un grande giro dopo la caduta alla Vuelta dello scorso anno, e direi che tale test è stato superato. Due vittorie di tappa, sfruttando la minore marcatura, e l’ottavo posto in classifica possono bastare. Deve migliorare a cronometro e anche sulla tenuta sulle tre settimane dato che nella terza settimana ha mostrato segni di cedimento seppur non correndo a tutta nella prima settimana. E’ giovane e ne sentiremo parlare ancora quando si tratta di papabili vincitori di un grande giro.

5 Fabio Aru. Ha la scusante di una estenuante stagione dove l’infortunio patito ad Aprile gli ha rovinato programmi e preparazione, ma in questa Vuelta non si è visto. E’ partito benino, ma poi è letteralmente crollato, dimostrando come dovrà lavorare parecchio per disputare i due grandi giri ravvicinati ad alto livello. Prova una reazione d’orgoglio, ma non riesce a rimanere nella Top 10 e la sua Vuelta è da considerarsi negativa. Pazienza, Fabio, ti rifarai il prossimo anno dove la fortuna salderà il suo debito, almeno speriamo.

4 Spagna. Se non fosse per il canto del cigno del Pistolero, staremmo a parlare di 0 vittorie di tappa e anche di zero corridori in top 10 (anche se va menzionato De La Cruz che senza la caduta prima dell’Angrilu poteva essere nei 10). E considerando il ritiro di Contador, il futuro è tutt’altro che roseo. Mancavano altri atleti di punta, ma anche Valverde ha le sue primavere e l’unico con buone speranze è Mikel Landa. La Spagna però era abituata ad altro…arriveranno tempi migliori.

3 Tejay Van Garderen. Il salto di qualità per questo corridore continua a non arrivare mai. Centra una risicata Top 10 ma per un corridore come lui ci si aspettava ben altro, soprattutto dopo una prima settimana di ottimo livello. Ma alle prime salite degne di nota sparisce dal radar e non lo rivedremo più se non al foglio firma. Ha cambiato programmi e preparazione ma il risultato non cambia, temiamo rimarrà un eterno incompiuto per il ciclismo americano.

2 Orica Scott. Partiva con tre punte e una squadra in grado sulla carta di far saltare gli schemi al Team Sky. Ma pian piano il castello di carte crolla: prima esce di classifica Simon Yates, poi dopo una settimana è il turno di Adam Yates e successivamente crolla anche Esteban Chaves, anche se per lui vale lo stesso discorso di Aru, ossia stagione travagliata e preparazione così così agli appuntamenti causa infortunio. Risultato: nessun corridore in Top 10 e nessuna vittoria di tappa, coronamento di un anno non eccezionale per la squadra australiana, dopo un 2016 da urlo urge una riflessione.

1 Astana. Se fosse vero quello che è successo a Fabio Aru nella tappa di Los Machucos (bici con pignone sbagliato e bici di scorta con ruota danneggiata, quasi un sabotaggio), sarebbe una pagina triste e vergognosa che probabilmente significa addio di Aru all’Astana. Capisco l’eventuale rabbia Astana sulla decisione del corridore (non resa ancora nota), ma i corridori sono umani e quindi possono prendere decisioni e fare scelte con libertà, senza fare dispetti da terza elementare. Anche perchè Aru ha dimostrato di dare il massimo e di comportarsi come un professionista, a differenza di altri corridori che potevano risultare svogliati.

0 lo spettacolo senza Contador. Abbiamo visto tutti, anche una tappa sulla carta tranquilla e di trasferimento, c’è sempre movimento in gruppo e tale movimento lo creava il Pistolero. Che osava anche sfidare il Team Sky evitando la noia di attendere gli ultimi chilometri di salita finale per aprire le danze. No, lui attaccava prima, regalando spettacolo e facendoci saltare sul divano anche in una tappa da sonnifero. E con l’addio di Contador, salutano anche queste componenti che si vedranno pochissimo nel gruppo, almeno per il momento…ma ci auguriamo di trovare presto il suo erede per carisma e modo di regalare emozioni al pubblico come lui sapeva fare. Ora, ad eccezione di Vincenzo Nibali, è buio pesto….

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