La prima di Dimitrov a Cincinnati

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Doveva essere uno dei tornei 1000 più tristi degli ultimi anni, almeno per come era partito, tante defezioni, molte a tabellone già compilato e sembrava scontato, come scontata era la riconquista della prima posizione mondiale di Nadal da lunedì. Però come successo già settimana scorsa in Canada il torneo, orfano dei cosiddetti big, ha regalato sorprese ed emozioni.

Fuori quasi subito Zverev Sascha che probabilmente ha dovuto un po’ staccare, il ragazzo ha pur sempre 18 anni. Poi l’uscita di scena di Nadal, in una giornata in cui causa pioggia è dovuto scendere due volte in campo nel giro di poche ore, alla fine è stato sconfitto da Kyrgios che come lui aveva dovuto giocare due match anche lui nelle stesse 24ore. A quel punto il tabellone era spalancato sia nella parte alta che in quella bassa, sembrava potesse arrivare il momento di Thiem, ma l’austriaco ha i suoi tempi in campo e anche fuori pare.

Così in finale sono arrivati Kyrgios e Dimitrov, prima finale senza un FabFour da diversi mille a questa parte e prima finale tra due nati negli anni ’90, prima finale 1000 anche per i due che al massimo avevano giocato una semifinale in un torneo di questa importanza. Kyrgios ha dato l’impressione di essere imbattibile nella giornata giusta su questi campi: servizio devastante, colpi piatti da fondo, imprevedibilità nello scambio. D’altra parte Dimitrov sembra avere più testa sulle spalle e nonostante non si lasci andare a colpi di magia, o almeno non li ricerca, è solido e concreto.

Il bulgaro non ha ceduto alcun set e solo del Potro è riuscito a strappargli un game al servizio in ottavi di finale. Dimitrov è sembrato tutta la settimana come trattenersi, non esprimersi al meglio, non strafare, ma alla fine ha avuto ragione lui, ha sempre fatto quello che gli serviva per vincere la partita e anche in finale è stato così. Kyrgios ha giocato solo servizio perché Dimitrov da fondo campo è stato insuperabile, remava, correva, passava. L’australiano non ha mai avuto la forza di cambiare strategia, mentre per Grisha tutto è venuto semplice: il servizio lo aiutava, le gambe giravano, i colpi erano efficaci. In meno di un’ora e mezza ha scritto per la prima volta il suo nome in un Master 1000 e adesso per Flushing Meadows, ricordando ancora la splendida semifinale a Melbourne contro Nadal, dobbiamo considerare anche lui.

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