Vale, la tua carta d’identità mente. Che trionfo ad Assen!

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Uno normale, uno di 38 anni, uno con l’ambizione del mondiale, non avrebbe mai e poi mai corso così. Specie dopo l’errore di Le Mans. E invece Rossi, che altrimenti non sarebbe Rossi, non ha voluto cedere nè alla pioggia, nè a Marquez e tanto meno a Petrucci, prendendosi dei rischi enormi, rischi che quanto l’acqua comincia a scendere sulla pista e la moto sotto al sedere ha gomme slick, non sono calcolabili ed ogni curva può essere fatale. Nemmeno l’epilogo dell’anno scorso, quando sotto l’acqua era proprio Rossi davanti a tutti, cadde abbandonando di fatto le ultime speranze di mondiale, hanno scalfito la volontà di Valentino di portare a casa “la decima” sul circuito che non per niente viene anche chiamato “l’università del motociclismo”. E anche stavolta, asciutto o bagnato non c’è stato nulla da fare. L’arrivo in volata con Petrucci è solo una piccola, microscopica parte, di una gara che ha tutti i requisiti per entrare di diritto nella storia di questo sport. E ancora una volta, quando Rossi c’è. 

La favola continua con un Petrucci meraviglioso, dal Mugello a questa parte su livelli bestiali, da pilota ufficiale. Il ternano sta mettendo in mostra, con la Ducati più recente, una consistenza mostruosa, che se non fosse per i problemi tecnici accusati ad inizio campionato ed il contatto con Marquez a Barcellona che lo ha poi costretto ad una rimonta culminata con una caduta quando aveva già agganciato la top five, sarebbe anche molto più avanti in campionato. Il cuore ed il talento di Danilo non hanno confini, e vederlo in Aprilia l’anno prossimo come vogliono alcune voci di mercato, seppur con una moto ufficiale ma di sicuro meno competitiva della Ducati, sarebbe davvero un grande peccato.

Alle spalle dei due italiani, ad una eternità, Marquez Crutchlow e Dovizioso hanno avuto il loro bel da fare negli ultimi giri, quando Marquez, di sicuro quello più equipaggiato dei tre del mix vincente di esperienza e incoscienza, l’ha spuntata sul coriaceo Cal e sul -questa volta troppo- calcolatore Andrea Dovizioso. E così a metà campionato, la classifica è ancora più corta, con i primi tre piloti in soli 7 punti, il mondiale riparte da zero con un’unica certezza: sarà battaglia a suon di colpi di scena fino alla fine.  

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