Giro #100 – Dumoulin, il primo tulipano in Rosa

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L’edizione appena terminata del Giro d’Italia ha visto dunque la vittoria, un po’ a sorpresa di Tom Dumoulin. Il capitano della Sunweb, accreditato alla vigilia come semplice outsider ha portato per la prima volta nella storia della corsa la maglia rosa in Olanda.

Prima di lui, in tempi recenti solo un connazionale era riuscito ad arrivare sul podio. Trattasi di Erik Breukink secondo nell’edizione del 1988 (anche quella storica in quanto vinta per la prima volta da uno statunitense, Andrew Hampsten).

Il corridore di Maastricht ha avuto la meglio su Nairo Quintana e Vincenzo Nibali che gli hanno fatto da paggetti sul podio.

Esito della corsa rosa sicuramente sorprendente, ma due fattori principali hanno condotto Tom Dumoulin al trionfo all’ombra del Duomo di Milano.

In primo luogo il percorso studiato da RCS.  70 km a cronometro (per di più senza cronoscalata) hanno chiaramente favorito l’olandesone che non ha tradito le aspettative.

Nelle prove contro il tempo l’olandese ha rifilato complessivamente 4.17 a Quintana (secondo nella generale a 31 secondi) 4.01 a Vincenzo Nibali (terzo nella generale a 40 secondi), 4.09 a Thibaut Pinot (quarto nella generale a 1.17), 3.53 a Ilnur Zakarin (quinto nella generale a 1.56) e 5.51 a Domenico Pozzovivo (sesto nella generale a 3.11).

Il dato che salta subito all’occhio è che solo con questo tipo di percorso ricco di km a cronometro e povero di salite veramente impegnative Dumoulin poteva aspirare al successo. Al netto dell’incoveniente fisiologico nella tappa dello Stelvio è stato comunque complessivamente inferiore ai diretti avversari quando la strada cominciava a salire.

Specie nella prima parte del Giro comunque Tom si è difeso molto bene al Blockhaus mentre ad Oropa ha compiuto una grande impresa permettendosi il lusso di vincere a braccia alzate.

Nella terza settimana, quella in genere decisiva, le poche salite dure disegnate dagli organizzatori erano situate in maniera tale da risultare innocue.

Mai visto un tappone dolomitico disegnato cosi male oppure un Monte Grappa piazzato a metà tappa praticamente inutile tanto per citare i due esempi più clamorosi.

Sembrava di essere tornati indietro negli anni, quando si facevano i percorsi su misura per Miguel Indurain. Tanti km a cronometro e salite messe in modo tale da non creare troppi fastidi.

A dimostrazione di ciò, nell’unico arrivo in salita della terza settimana Dumoulin ha regalato un minuto a Piancavallo. Salita seria ma non impossibile.

Il “catenaccio” del capitano Sun Web ha comunque portato i suoi frutti e gli va dato atto che la sua difesa è sempre stata ordinata e mai è stato in affanno o sul punto di andare in crisi. Conscio dei suoi limiti lasciava scattare gli avversari diretti salendo con il suo passo e limitando sempre i danni

Avversari diretti le cui performances sono state il secondo fattore scatenante la vittoria di Dumoulin.

Sia Nibali che Quintana hanno dimostrato di essere lontani dalla forma migliore e se per il colombiano rimane il dubbio che la sua preparazione sia mirata ad entrare in forma a luglio, per lo squalo di Messina rimane il grosso interrogativo di sempre. Perchè deve regalare sempre due settimane agli avversari ? Anche con un percorso del genere comunque le possibilità di battere Dumoulin c’era. Lo scorso anno la caduta di Kruiswiijk sulla neve dell’Agnello lo aveva avvantaggiato, quest’anno le sue progressioni in salita non sono riuscite ad arrivare allo scopo prefissato.

Quintana da parte sua ha corso quasi sempre di rimessa e non poteva sperare di vincere il Giro facendo il minimo sindacale. I suoi scatti in salita non hanno mai creato solchi insormontabili.

Non va poi assolutamente dimenticato come le squadre di Nibali e Quintana abbiano condizionato in senso negativo il Giro dei due.

La Bahrein, Pellizzotti a parte, non è mai riuscito ad offrire un supporto valido in montagna al siciliano, mentre la Movistar al contrario che aveva le risorse per aiutare Nairo  le ha sprecate malamente grazie a scelte tattiche folli di Unzuè che non ne ha fatta una di giusta. Una squadra che poteva mettere seriamente in difficoltà Dumoulin era sicuramente il Team Sky, ma la solita maledizione del Giro, questa volta sotto forma di moto al seguito ferma in mezzo alla strada, ha tagliato fuori subito dalla corsa Landa e Thomas ai piedi del Blockhaus, prima ancora che i giochi iniziassero.

Tom vince dunque il suo primo Grande Giro, migliorando il sesto posto alla Vuelta 2015 vinta da Fabio Aru. Ora salterà il Tour per concentrarsi sulla corsa spagnola di agosto

Se sarà il nuovo Froome o il nuovo Hejsedal solo il tempo potrà dirlo, l’impressione è che solo con percorsi del genere possa essere competitivo ad altissimi livelli.

 

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