#Giro100 | Da 0 a 10 – Dumoulin in festa, ma quella moto…

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Terminata l’edizione numero 100 del Giro d’Italia con il trionfo finale di Tom Dumoulin al termine di una edizione incertissima fino alla fine e decisa soltanto per questione di pochi secondi. E’ il momento dunque di “dare i numeri” con le nostre personali pagelle su quello che si è visto su strada in queste tre settimane sul suolo italiano.

 

Tom Dumoulin 10. Primo tulipano a vincere il Giro, Dumoulin ha assolutamente meritato questo trionfo. Si dirà che ha sfruttato i 70km a cronometro, ma di certo nelle tappe dove contava ha corso in maniera splendida. Micidiale sul Blockhaus, vince in Rosa ad Oropa e tiene molto bene nella terza settimana dove solo nella tappa di Piancavallo ha concesso qualcosa di troppo, ma sapendo controllare senza andare fuori giri rispondendo spesso agevolmente alle rasoiate, in verità non molto convinte, di Quintana e Nibali pur essendo praticamente senza squadra. E pensare che senza il celebre inconveniente della tappa dello Stelvio, ormai nella leggenda delle cose più bizzarre successe al Giro e tormentone del 2017, non avrebbe avuto bisogno probabilmente della cronometro di Milano. Ora sta a lui confermarsi e migliorarsi in percorsi con meno chilometri contro il tempo. Non ha la lode per le dichiarazioni post tappone Dolomitico dove si mostra troppo spavaldo e supponente.

Fernando Gaviria 9. Esordio in un grande Giro a 22 anni, dopo un inizio non entusiasmante porta a casa 4 tappe e la maglia Ciclamino, indossando pure la Rosa per un giorno, frantumando diversi record: quale biglietto da visita migliore? A parte nelle tappe sarde, si dimostra il più forte in volata battendo corridori del calibro di Greipel ed Ewan sia sfruttando i ventagli, sia lanciato da Richeze, sia partendo da dietro in rimonta. Si mette a disposizione di Jungels nelle tappe meno adatte e lo fa con umiltà, arrivando a Milano, suo obiettivo principale. Si preannunciano lotte d’altri tempi con Peter Sagan, e se le premesse sono queste… 

Omar Fraile 8. Il suo voto principalmente è per lo splendido gesto sul Mortirolo, montagna Scarponi. Nonostante fosse in piena lotta per la maglia blu e nonostante il Mortirolo desse da solo 70 punti, in ricordo di Michele fa passare un Astana, Luis Leon Sanchez, permettendo allo spagnolo di transitare per primo per ricordare il compagno di squadra. Gesto esemplare che testimonia come il ciclismo rimane uno sport emozionante con persone che hanno un cuore vero. Ma non ci fermiamo solo qui: per lui anche una splendida vittoria  Bagno di Romagna.  

Lukas Postlberger 7. E’ lui l’uomo copertina dei primi giorni del Giro. In una prima tappa scontatissima, involontariamente si ritrova leggermente avvantaggiato e, spinto dalla squadra, decide di provare l’effetto sorpresa, riuscito poi sorprendendo le ruote veloci e godendosi diversi giorni di gloria tra maglia Rosa e maglia Bianca, oltre ad apprezzamenti da parte del pubblico. Non è uno scalatore perciò, a parte qualche tentativo di fuga, di fatto il Giro per lui finisce qui, ma chiunque sognerebbe di passare una settimana così sotto i riflettori.  

Vincenzo Nibali 6. Il campione uscente era l’uomo più atteso e in gran parte non ha deluso le attese. Non sempre si può vincere ma siamo certi che ha dato il massimo che poteva tutt’ora. Si poteva gestire meglio nelle tappe di Oropa e Blockhaus, le meno adatte a lui (e alla fine sono quelle tappe a fare la differenza), mentre disputa delle buonissime prove a cronometro permettendo di recuperare su tutti i big meno Dumoulin. Nella “zona Nibali” (terza settimana) graffia nella tappa regina con una discesa spettacolare ma poi non riesce a fare la differenza come vorrebbe, non aiutato però dal percorso e poco supportato dalla squadra.  Ha la sufficienza perché è uno dei pochi a volerci provare senza mai smettere di crederci e siamo sicuri che abbia dato il massimo nonostante non sia andato sul gradino più alto del podio. Riprovaci Vincenzo! 

Nairo Quintana 5. E’ strano dare una insufficienza a chi è salito sul secondo gradino del podio, ma al colombiano è inevitabile. A parte sul Blockhaus, tappa comunque facile tatticamente, sbaglia tutto lo sbagliabile dal punto di vista strategico, dando l’impressione di poter fare nettamente di meglio. Sarà che non è al 100% della forma ma in salita, Blockhaus a parte (disegnato per lui), non ha fatto mai realmente la differenza, non dando seguito ai suoi violenti scatti e mostrando il carattere spesso visto al Tour, ossia correndo di rimessa nonostante sia quello che deve attaccare. Svantaggiato, come prevedibile, dalle cronometro, ci si aspettava molto di più da Nairo in salita. A differenza di Vincenzo non ci prova quasi mai in prima persona se non in situazioni sbagliate e senza incisività. Nairo, non sempre puoi avere un Contador che ti suggerisce le azioni per ribaltare la classifica…. 

Bahrain/Movistar 4. Semplicemente imbarazzanti, chi per un motivo e chi per un altro. La Bahrain come squadra è stata al di sotto delle attese, con Nibali spesso trovato da solo con il buon caro vecchio Pellizotti quando la strada saliva. Praticamente nulla nelle fughe che servivano, impedendo a Nibali di cercare quell’azione da lontano che poteva essere decisiva, l’Astana negli ultimi anni era di un’altra categoria. Parzialmente scusata dal fatto di essere al primo anno insieme. Movistar invece irritante e imbarazzante tatticamente, con uomini in fuga numerosi ma spesso messi a caso e inutilmente: l’attacco di Nairo infatti non arriva quasi mai, e quando arriva sbaglia completamente le modalità di utilizzo dei gregari mandati in avanscoperta, come sul Gardena. Vinceranno pure la classifica a squadre in ogni grande Giro, ma Unzuè da questo punto di vista ha molto da imparare da uno come Martinelli… 

Team Sky 3. E la maledizione Sky al Giro prosegue…stavolta non hanno colpe, dato che è la moto nella tappa del Blockhaus a stendere qualsiasi ambizione di classifica di Landa e Thomas, ma…sempre a loro! Per chi non crede alla scaramanzia, pensa che un po’ possono metterci del loro per cacciarsi nei guai. Thomas praticamente finisce il Giro lì, Landa invece cambia totalmente obiettivi e va a caccia di almeno una tappa e della blu: obiettivi riusciti ma certamente erano altri gli orizzonti su cui puntare…ci riproveranno il prossimo anno a sfatare questa maledizione, poi ci chiediamo perché Froome non viene mai al Giro… 

Tejay Van Garderen 2. E’ l’uomo classifica che più ha deluso le attese. Il Giro era ben adatto a lui con i 70km a crono e tappe non particolarmente dure, ma subito viene respinto dal Blockhaus e subito esce di classifica. Prova a riorganizzarsi e centra la vittoria di tappa, magra consolazione per un eterno incompiuto per le grandi corse a tappe. Come ogni volta il motto è: la prossima sarà la volta buona… 

Il percorso 1. Nella centesima edizione si è cercato di accontentare tutti ma con il senno di poi il percorso non ci ha soddisfatto. Meglio nelle prime settimane dove c’è stata ottima alternanza tra arrivi in salita, tappe per finesseur e per le ruote veloci, destano perplessità il disegno della tappa di Oropa, troppo breve. Ma è soprattutto la terza settimana ad essere sotto la lente di ingrandimento: non ha convinto la tappa regina subito dopo il giorno di riposo, con le energie, quasi, recuperate, facendo quindi meno selezione del previsto forse. Tappone dolomitico disegnato con i piedi, con le salite pedalabili e soprattutto le più dure (e over 2000 metri) messe solo all’inizio della tappa. Storce il naso anche le ultime due tappe in linea, con troppi km in piano tra una salita e l’altra o l’arrivo: in tal senso Grappa sprecato e troppo distante dal traguardo, con il Foza non determinante dati i 15km successivi di piano. Il Giro era veramente duro, ma poco aperto allo spettacolo rispetto agli ultimi anni. E hanno dimenticato cime come Gavia, Giau, Fedaia, Tre Cime, Zoncolan, Mortirolo “serio”…che non erano tanto lontane da dove sono passati. Quest’anno inevitabile la bocciatura dopo  i fasti degli ultimi anni.  Non convince neanche la cronometro così lunga nel finale lasciando ben 70km di sforzo solitario: non era meglio una cronoscalata? 

Moto ai piedi del Blockhaus 0. Ormai la storia è nota. La Sky ha perso gran parte del Giro per colpa di quella moto e dati i risultati di Thomas nella cronometro chissà se non poteva impensierire Dumoulin, ma anche Adam Yates probabilmente la sta maledicendo dato che al 90% ha perso la Bianca per quell’episodio, così come Dumoulin mentre saliva sentiva la mancanza di uno come Wilco Keldermann, pure lui coinvolto, per fortuna se l’è cavata. Ma di certo quell’episodio rappresenta una pagina triste di questo Giro, nella speranza che abbiano imparato la lezione e che non accadano più episodi simili che rovinano il lavoro di mesi e mesi con fatica e sudore.  

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