Fabio Aru: E’ nata una stella?

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Dovremmo segnarci Il 2015 come l’anno della consacrazione di una nuova stella nel firmamento del ciclismo internazionale ?

E’ quello che noi italiani speriamo. Fabio Aru, che fino a quel momento era stato un semplice gregario di Vincenzo Nibali, compare all’improvviso a Plan di Montecampione  in una giornata di maggio quando al Giro d’Italia 2014 stacca tutti e arriva a braccia alzate sulla montagna che sovrasta la Val Camonica. In quel giro dove era partito per supportare Michele Scarponi, il giovane sardo si ritrova con i gradi di capitano causa ritiro del marchigiano. Aru non delude e arriva a Milano sul gradino più basso del podio con qualche rimpianto.

Il 2015 dunque doveva essere l’anno delle conferme o delle smentite delle qualità che Fabio aveva fatto intravedere l’anno precedente. Semplice meteora o futuro campione ?

Le sue caratteristiche tecniche gli impediscono di poter essere protagonista tutto l’anno.  Non è Nibali che inizia a correre da protagonista le classiche di primavera e finisce la stagione a braccia alzate al Lombardia, lui deve centellinare le energie perché è un animale delle corse a tappe.

In preparazione del Giro infatti corre la Parigi-Nizza senza risultati di rilievo.

Si presenta in Liguria con le mostrine di capitano Astana in quanto Vincenzo Nibali punta tutto sul Tour in quanto detentore del titolo. Gli avversari non sono molti. Il più pericoloso è sicuramente Alberto Contador

L’inizio della competizione è nella normalità e dopo due buoni piazzamenti in montagna all’Abetone e Campitello, indossa la Maglia rosa causa caduta del Pistolero.

A cronometro però va troppo piano, lo spagnolo si riprende la maglia che conserva con saggezza fino a Milano.

Nel frattempo però Aru cresce esponenzialmente e in montagna si scatena. Vince due tappe a Cervinia e Sestriere staccando Contador.

Alla fine è secondo dietro Alberto ma il suo Giro rimane di grande sostanza con la ciliegina sulla torta delle due vittorie di tappa e la Maglia Bianca. Unico rammarico la crisi sul Mortirolo mentre Landa suo compagno di squadra non lo aspetta (giustamente) e stacca Contador. In casa Astana rimane un grosso dubbio. E se Mikel avesse fatto la sua corsa fin dall’inizio ?????.

VOTO 7,5

Aru rinuncia al Tour anche per non creare equivoci in casa Astana. Nibali si gioca mezza stagione ed è lui l’indiscusso capitano della squadra kazaka.

Il sardo si prepara al meglio per l’ultimo grande giro della stagione, forse quello che esalta di più le sue caratteristiche. La Vuelta con le sue numerosissime salite è la più dura competizione a tappe.

Quest’anno non si va sul terribile Angrilu o sulla Bola del Mundo ma di montagne   ce ne sono in abbondanza. Forse troppe.

Aru non nasconde le sue ambizioni che si manifestano per intero quando nella seconda tappa a causa della squalifica di Vincenzo Nibali diventa capitano unico della squadra di Vinokourov.

Nella prima metà della corsa, in montagna è sempre protagonista, in qualche occasione stacca anche Froome e Purito. Ma è nella tappa di Andorra con sei salite che gli uomini Astana gettano la maschera. Landa vince la tappa e Aru arriva secondo mettendo definitivamente ko il vincitore del Tour ed escludendo praticamente da ogni velleità di classifica Valverde e Quintana e indossando per la prima volta la “roja”.

Nel gran finale si giocano la vittoria in tre con il sorprendente olandese Dumoulin  fino ad ora grande crono-man ma poco presente nelle salite delle grandi tappe e Purito Rodriguez al contrario molto temibile in salita ma fermo a cronometro.

Grazie all’aiuto della squadra, nell’ultima tappa di montagna Dumoulin finalmente cede e Fabio Aru può festeggiare a Madrid la sua prima grande vittoria in una corsa a tappe.

VOTO 8,5

Solo 5 italiani prima di lui avevano conquistato la vittoria. Conterno nel 1956, Gimondi nel 1968, Battaglin nel 1981, Giovannetti nel 1990 e Vincenzo Nibali nel 2010

A 25 anni il giovane sardo può già conteggiare nel suo palmares su cinque grandi giri corsi, una vittoria, un secondo, un terzo e un quinto posto. Roba da grandi campioni.

Ora lo aspettiamo al Giro d’Italia e al Tour de France per ricalcare le orme del suo capitano Vincenzo Nibali, sperando che la rivalità in casa Astana nel 2016 porti solo successi per i due azzurri.

La sua stagione agonistica a parte le comparsate alle Tre Valli Varesine  finisce in Spagna. Unico neo di questo futura speranza azzurra è che raramente lo vedremo protagonista al di fuori dei grandi Giri. In questo assomiglia terribilmente ad un grandissimo del passato. Marco Pantani.

VOTO ALLA STAGIONE 8

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