Milano-Sanremo Top&Flop

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Qualche volta il verdetto sportivo è palesemente incoerente con quello che si vede nei palazzetti, sulle strade e sui campi di gioco. La Milano Sanremo edizione 2017 è stata un classico esempio che supporta questa tesi.  Dopo oltre 270 km di noia che si sposava benissimo con la giornata grigia che aleggiava sopra i corridori, una scheggia impazzita con la maglia iridata a metà Poggio è partita senza guardarsi indietro come se il traguardo fosse dietro la curva.

Il campione del mondo Peter Sagan ha fatto un numero meritevole di ben altro risultato, con uno scatto pazzesco che nel paio di Km che mancavano  allo scollinamento del terrazzo che guarda Sanremo ha scavato un solco di 10 secondi con il resto della compagnia. Anzi con quasi tutto il resto della compagnia.

Dietro a lui infatti con non poca fatica sono riusciti ad accodarsi Julien Alaphilippe e Michal Kwiatkowski. Lo slovacco non ha battuto ciglio e sempre in testa al gruppetto ha affrontato la breve discesa senza mai voltarsi dietro.

Anche ritornati sull’Aurelia negli ultimi 2 km, solo un paio di volte il polacco iridato a Ponferrada e il talentino francese si sono portati al comando, ma praticamente Sagan ha fatto una volata lunga 800 metri e solo per un soffio è stato battuto sullo striscione da Kwiatkowski.

Si è conclusa così la Milano-Sanremo numero 108 con la prima vittoria polacca. Sette ore di nulla assoluto con la scontata fuga iniziale e lo scontato ricongiungimento verso la Cipressa dove la vera corsa ha avuto inizio primo dello scoppiettante finale.

Nella penultima salita si erano visti all’avanscoperta anche i belgi con Wellens, Van Avermaet e Philippe Gilbert ma sono stati attacchi poco convinti con la fine segnata. Sulle prime rampe del Poggio protagonista sono stati Tom Dumoulin con una specie di allungo che però fruttava nulla e il Team Sky che al completo al comando sembrava preparare il terreno per la volata di Elia Viviani. Invece lo scatto di Sagan a metà salita ha scombinato i piani del gruppo con il finale che tutti conosciamo.

Top: 

Peter Sagan: Purtroppo per lui il ciclismo non è la boxe dove si può vincere anche ai punti. Li avrebbe stradominato. Ha pagato forse la sua troppa generosità ma una sciabolata del genere sul Poggio non si vedeva da anni. Coraggioso e ingenuo. Alla fine della gara è stato ancora protagonista : “l’importante è aver dato spettacolo” ha chiosato. Mostruoso.

 

Michal Kwiatkowski: Il Polacco si è presentato all’inizio della stagione tirato a lucido e dopo le Strade Bianche si porta a casa la ben più prestigiosa Classica di Primavera, prima monumento della sua carriera e vittoria più importante assieme al titolo iridato del 2014. Bravissimo a cogliere l’attimo sul Poggio nel portarsi a ruota di Sagan, è stato molto furbo nel risparmiarsi alla fine. Deve ringraziare anche una Team Sky sempre nelle prime posizioni che lo ha rimorchiato in testa ai piedi dell’ultima salita. Scaltro.

 

Julien Alaphilippe: Vale per il francese lo stesso discorso fatto per Kwiatkowski. E’ stato bravo ad essere lucido dopo 280 km e a battezzare il treno giusto. E’ arrivato terzo in volata ma onestamente non poteva pretendere di più in una classica per di più che non si addice perfettamente alle sue caratteristiche. Nelle Ardenne se manterrà questo stato di forma sarà difficile batterlo. Promettente.

 

Flop:

Marc Cavendish: Già vincitore in Via Roma, il campione britannico non ha mai dato l’impressione di potere essere in lizza per la vittoria. Sempre nelle posizioni di coda del gruppo ha alzato bandiera bianca ai piedi della Cipressa appena il ritmo si è alzato. Deludente

I velocisti: In genere con questo tipo di gare con il gruppo a spasso per ore dovrebbero essere molto più attenti e pronti nelle fasi decisive. E’ bastato invece uno scatto di un campione su una salita con pendenze ridicole per farli saltare tutti per aria. Forse pensavano già alla volata ma alcuni di loro erano troppo dietro sul Poggio. Nessuno si è salvato. Si sono consolati con la volata per il quarto posto vinta da Kristoff su Gaviria due dei favoriti della viglia. Disattenti

Il percorso: la classica che apre la stagione è da anni la Monumento più noiosa e quella con il finale più scontato. Già si sa fin dal mattino che al 50% la corsa si deciderà sul Poggio e al 50% in volata.  Sette ore di assopimento sul divano prima del quarto d’ora finale con i fuochi d’artificio dovrebbero far riflettere gli organizzatori su qualche modifica di percorso e/o chilometraggio che forse andrebbe fatta.

 

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