I 5 motivi per cui Rossi può ancora laurearsi campione del mondo

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Accusare un distacco di 58 punti in classifica a metà stagione, vuol dire quasi sempre essere tagliati fuori per la corsa al campionato del mondo di MotoGP. Ma quest’anno ci sono tutta una serie di fattori che possono rendere alquanto incerto l’esito del mondiale, nonostante Marc Marquez abbia ben 48 punti di vantaggio sul secondo in classifica: Jorge Lorenzo. Pensando a Valentino Rossi, terzo con un bottino di 111 punti in campionato, la situazione è tutt’altro che rosea e le possibilità di vincere il decimo titolo non sono così elevate, ma vediamo insieme perché il nove volte campione del mondo, quest’anno più che mai, potrebbe ancora farcela.

1- La velocità. La cosa più naturale nelle corse, la cosa che permette di primeggiare e di staccare gli avversari è la velocità. Più un pacchetto pilota-moto è performante, più è forte e temibile. Il Rossi di quest’anno è paradossalmente il più veloce degli ultimi 6/7 anni, sia in prova (dove aveva sempre faticato) come dimostrano le numerose prime file sullo schieramento di partenza, sia in gara, dove spesso e volentieri è più veloce del compagno di squadra e tutti gli avversari.

2- La Honda non è più invincibile. Se nel 2014 Marc Marquez, appena lauratosi campone del mondo da rookie, disponeva di una moto a dir poco stellare, che gli ha permesso di vincere le prime dieci gare del campionato, la Honda del 2016 è profondamente diversa, più mansueta e con un motore più dolce nell’erogazione per non mettere in crisi la ciclistica. Operazione estrema, che ha portato la RC213V ad essere la moto più lenta delle contendenti al titolo, ma senza perdere troppo in agilità ed efficacia. A tutto vantaggio della Yamaha che può così disporre di una moto sulla carta più competitiva.

3- Le gomme. La Michelin, da quest’anno fornitrice unica per tutti, sperimenta in continuazione nuove soluzioni e Valentino sembra più di tutti gli altri avere un buonissimo feeling con le coperture di Clermont Ferrand.

4- L’esperienza. L’esperienza di un pilota alla sua ventesima stagione nel motomondiale non può che essere “enciclopedica”. Nonostante questo, Valentino ha commesso più errori di Marc Marquez, che dopo l’esuberanza autolesionista dello scorso anno, ha imparato a ragionare e a portare a casa più punti possibili, senza eccessi. C’è da sottolineare come gli errori, senza togliere che siano appunto errori, sono quasi sempre stati indotti da circostanze esterne sfavorevoli: il problema alla frizione in Texas, la naturale eccessiva foga di fare il risultato ad Assen dopo lo zero pesantissimo del motore andato in fumo al Mugello e per ultima l’estrema cautela a gomma fredda nel giro di uscita dai box con le intermedie nel gran premio di Germania. Errori che si pagano a caro prezzo e a cui Valentino non ci aveva abituato. Ma è bene tener presente la grande forza mentale del pilota di Tavullia, che nei momenti difficili non ha mai smarrito la bussola, al contrario ha cercato sempre di trasformare il tutto in uno stimolo.

5- Il calendario. La seconda parte di stagione sarà particolarmente serrata e un errore o un piccolo contraccolpo psicologico in seguito ad una circostanza sfavorevole può determinare una situazione negativa per più gran premi, essendo questi molto ravvicinati. In poche parole una caduta o una lacuna tecnica evidenziata in un gran premio sarà da risolvere in fretta senza perdere la retta via, specie a livello di nervi.

In conclusione, come detto sin dall’inizio del campionato, se c’è un mondiale che può riservarci davvero tante sorprese è proprio questo. E teoricamente se è possibile accumulare 58 punti di svantaggio in metà stagione è anche possibile che nell’altra metà tocchi a qualcun altro. Jorge Lorenzo potrebbe essere l’ago della bilancia, ma solo ed esclusivamente nel caso in cui ritrovasse la strada del successo. Quello delle ultime tre gare non sembra che un lontano parente del Lorenzo di Le Mans o del Mugello. E se la ruota per lo spagnolo dovesse continuare a non girare, la strada verso il mondiale vedrebbe per Rossi un solo, temibile avversario: Marc Marquez.

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Jacopo Leopardi

Jacopo Leopardi

Jacopo Leopardi, riminese e studente in Ingegneria dell'Autoveicolo presso il Politecnico di Torino. Sono un grande appassionato di motori, seguo la MotoGP da anni e adoro scrivere.

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